L’esperienza fatta da sei detenuti della Casa Circondariale di Sassari impegnati in un progetto di riordino archivistico e riscoperta della memoria di una dismessa colonia penale che sorgeva a Tramariglio, località non lontana da Alghero, in un remoto angolo della Sardegna nord occidentale. In questo penitenziario, attivo dal 1940 al 1962, sono stati ospitati circa 4800 detenuti in 22 anni di attività, sono stati bonificati e messi a coltura centinaia di ettari, oggi completamente ricadenti nell’area del Parco Naturale Regionale di Porto Conte.
Il progetto, sviluppatosi dal marzo 2012 al settembre 2014 è frutto di un protocollo d’intesa tra Parco di Porto Conte, Archivio di Stato, Casa Circondariale di Sassari, ha visto i sei detenuti impegnati nell’insolita attività di archivisti, assunti attraverso cooperative sociali del territorio. Ad un primo ciclo di lezioni teoriche si sono succedute le ricerche nei tetri sotterranei del carcere delle carte pertinenti alla colonia di Tramariglio. Queste erano dimenticate negli umidi scantinati, ed hanno ripreso vita grazie al progetto raccontato da Tre Soldi.

Archivio Tramariglio

Leggere i vecchi fascicoli, schedare e riordinare 1400 registri, 5000 fascicoli ed oltre 10000 carte sciolte della vecchia colonia ha rappresentato per i detenuti un’esperienza singolare: apprendere notizie relative alla vita e al regime carcerario d’altri tempi li ha coinvolti intimamente, poiché quelle storie ­ apparentemente lontane ­ emergevano, si delineavano e confluivano nella quotidianità prossima a chi il carcere lo vive in continuazione, ne percepisce a sue spese tempi, difficoltà, problemi e dinamiche. Il sincretismo tra passato e presente determina la molla che fa scattare la curiosità, la voglia di conoscere, di sapere, il desiderio di poter illustrare ad altri quanto a poco a poco si stava apprendendo.
In seguito, con l’attivazione dell’articolo 21 (la possibilità di svolgere lavoro all’esterno per chi è recluso) i ragazzi sono potuti uscire per la prima volta dalla casa circondariale, per dirigersi nei locali del Parco, a quasi 50 km di distanza dal carcere sassarese. La maggior parte di loro non vedeva il mare da oltre 5 anni, non respirava più l’aria fresca, non sentiva più il maestrale graffiare il viso. Un “tornado” di emozioni ha dato inizio alla fase forse più accattivante, pur con la certezza di dover rientrare ogni giorno tra le mura del penitenziario. Al parco i detenuti hanno cominciato la digitalizzazione delle carte e la trascrizione sintetica di alcuni documenti, scelti fra tanti, che potessero illustrare vicende e aneddoti del carcere.
Nel frattempo tre di loro hanno “chiuso il conto” con la giustizia, ottenendo chi la liberazione chi l’affidamento, ma hanno chiesto ed ottenuto di poter continuare a svolgere il lavoro archivistico e di digitalizzazione. Si sono impostati i pilastri per un museo della memoria carceraria, che si sviluppa oggi nei locali che un tempo ospitavano le celle di punizione. L’esposizione si articola su più livelli: sia a carattere testuale, con pannelli luminosi che sintetizzano i vari argomenti trattati, sia con le teche che racchiudono alcuni documenti originali e testimonianze della cultura materiale (manufatti dei detenuti, attrezzi da lavoro), sia con le testimonianze orali di chi lavorò nella colonia, proiettate nelle celle attraverso i video. I detenuti hanno anche collaborato alla stesura di un catalogo di oltre 400 pagine, dal titolo La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita carceraria, (edito da Carlo Delfino Editore, 2014). Attualmente sia il museo che e l’archivio (questo ancora in fase di riordino) sono fruibili presso la sede del Parco Naturale di porto Conte, un tempo diramazione centrale della colonia penale di Tramariglio.