La fine delle case chiuse. Un racconto dell’Italia degli anni Cinquanta

La fine delle case chiuse. Un racconto dell’Italia degli anni ’50

di Daria D’Antonio e Lea Nocera

«6 agosto 1948: La prima bomba che scoppia in Parlamento, lanciata da mani femminili, è il progetto di legge della senatrice Lina Merlin per l’abolizione delle case di tolleranza. Esso colpisce non solo la chiusa cittadella degli egoismi e degli appetiti maschili, ma enormi interessi finanziari di tenutari, di lenoni, di medici poco onesti. Per la polizia è addirittura un affronto personale», così scriveva la giornalista Anna Garofalo quando fu proposta per la prima volta la legge Merlin. Dovranno passare dieci anni fin quando il Parlamento decreterà la fine delle case chiuse e quindi la fine della prostituzione regolamentata dallo Stato.

Solo il 20 settembre 1958 le case di tolleranza, riconoscibili dall’esterno per le persiane sempre chiuse, si apriranno definitivamente.

È un passaggio significativo nell’Italia del boom economico della fine degli anni Cinquanta e delle trasformazioni che investono in quel periodo ogni aspetto della vita quotidiana delle donne e degli uomini.

Il dibattito parlamentare che porta all’approvazione della legge ha un iter lungo e controverso nel quale si confrontano posizioni diverse: tanto la prostituzione quanto la definizione del ruolo della prostituta diventano pretesto per discutere delle relazioni di genere, della sessualità e moralità degli italiani.

Porre fine a un sistema di sfruttamento di Stato a servizio di un desiderio sessuale maschile considerato da sempre come incontrollabile e inevitabile perché insito nella stessa natura dell’uomo, rappresentava per la Merlin, e per quanti si batterono allora per la chiusura dei bordelli, il rovesciamento della società. Era anche un modo per affermare un ideale di democrazia in cui tutti i cittadini, uomini e donne, di tutte le classi sociali, godevano di pari diritti.

Le case di tolleranza sono state un’istituzione riconosciuta e un`abitudine, come testimoniano un’ampia letteratura, la cinematografia e i ricordi dei clienti di allora, ma erano anche il luogo in cui si sanciva lo sfruttamento da parte dello Stato di donne al servizio di un irrefrenabile desiderio maschile.

Negli anni in cui si ritorna a parlare di prostituzione in termini di sicurezza, senza mettere in discussione la figura del cliente e il problema della domanda, le voci di quanti cercavano nel piacere a pagamento una scappatoia dalla rigidità dei costumi di un tempo, propongono una riflessione sull’ampia portata di una legge che ebbe il coraggio di ridefinire i rapporti tra uomo e donna.

I frammenti dei film sono tratti da: Roma (1972) di Federico Fellini; Questa e` la mia vita (1962) di Jean-Luc Godard.